IL COMUNISMO IN ITALIA

Nel catechismo del perfetto comunista ci sono alcuni episodi che dovrebbero distinguere una volta per tutte il PCI dagli eventuali ‘errori‘ (N.d.R.: crimini) di Stalin e degli altri regimi comunisti sparsi in giro per il mondo.
Sto parlando della ‘svolta di Salerno‘ che secondo loro attesta la volontà del PCI di accettare la democrazia, della partecipazione di Togliatti alla costituente da cui nascerà la Costituzione della nuova Repubblica e della cosiddetta ‘via italiana al socialismo‘ annunciata dallo Stesso Togliatti nel 1956.
Per non parlare ovviamente dell”eroico‘ contributo del PCI alla lotta di liberazione.

I due episodi qui riportati, invece, domostrano tutta la falsità del partito e la sua totale dipendenza da Stalin.
Andiamo con ordine.
In due suoi scritti a gennaio e febbraio 1944 Togliatti esorta i suoi partigiani ad opporsi al governo Badoglio e a qualsiasi governo monarchico. I due scritti non sono frutto del solo Togliatti, ma erano, come d’abitudine, visti e approvati da Molotov.

L’ordine in pratica era il preludio alla rivoluzione bolscevica in Italia.

Poi a marzo 1944 Togliatti va dal suo capo, Stalin.

E qui apprende dalla bocca di Stalin stesso che i giochi sono già fatti e che, in caso di vittoria l’Italia resterà sotto influenza americana. E’ quindi necessario, gli dice Stalin, abbandonare temporaneamente la posizione contro il Re e contro Badoglio (testimonianza del leader comunista bulgaro Dimitrov pubblicata da Einaudi nel 2002).
Il mese seguente Togliatti a Salerno annunciò ai suoi che “la politica dei comunisti italiani era una politica di unità nazionale e di rinascita del paese; e che i partiti antifascisti dovevano pur non rinunciando alle loro posizioni di principio operare tutti assieme“. Disposto quindi a collaborare con Badoglio e con il Re, rinunciando ad impadronirsi del potere con la forza. Esattamente come gli aveva richiesto Stalin. Giorni dopo Togliatti veniva nominato ministro e prestaba giuramento nelle mani del Sovrano.

Togliatti però era un comunista e come tale avezzo al doppio gioco. La sua parola valeva come il due di picche e i discorsi e gli atteggiamenti pubblici avevano l’unico scopo di convincere gli altri che il PCI era ‘diverso‘ e ampiamente democratico. Nella realtà però agiva in tutt’altro modo, guardandosi bene naturalmente, quando scoperto, di assumersene le responsabilità.
Nello steso momento in cui giurava fedeltà al Sovrano, infatti, invitava i suoi partigiani a collaborare con i partigiani di Tito con queste parole:
“Compagni! Tutti i partigiani italiani operanti nell’Italia nord orientale debbono porsi disciplinatamente alle dipendenza delle unità del maresciallo Tito. Sono nemici del popolo tutti coloro che non intendono appoggiare il movimento di adesione alla Jugoslavia progressista e federativa di Tito. I territori della Venezia Giulia sono legittimamente sloveni e sugli stessi perciò il maresciallo Tito ha pieno diritto di giurisdizione“.

Forte di queste credenziali (e sfruttando in pieno la superiorità militare dei suoi partigiani) entrò a pieno diritto a far parte della costituente. A tale proposito è interessante rileggere la sua dichiarazione quando si cominciò a discutere dei rapporti tra Stato e Chiesa. Ecco cosa disse in quella occasione:
“Per quanto riguarda la prima parte, in cui si dice che lo stato e la chiesa cattolica sono organi nel proprio ordine indipendenti e sovrani, il gruppo comunista non ha difficoltà ad approvarla nella sua precisa formulazione. Quanto alle seconda parte dell’articolo, in cui si stabilisce che i rapporti fra stato e chiesa siano regolati dai Patti Lateranensi, è essa che ha formato argomento alle più appassionate discussioni, ma anche su questo punto l’orientamento suo e del suo partito è preciso ed esplicito. Fin dal 1946, in occasione del quinto congresso comunista, pose, e il congresso approvò, come postulati del partito i seguenti:

  1. Rivendicare la libertà di coscienza, di fede, di culto e di propaganda religiosa;
  2. considerare definitivamente chiusa la questione romana;
  3. affermare che i Patti Lateranensi, essendo strumento bilaterale, non possono essere modificati che bilateralmente.

La pace religiosa è stata permanentemente l’obiettivo del partito comunista. Ecco perchè la dichiarazione che egli è per fare potrebbe trasformarsi in un appello a tutte le altre parti della Camera di votare come i comunisti voteranno. Col suo voto egli comprende benissimo che la responsabilità che il partito comunista si assume è assai grave, più grave ancora di quella del partito socialista, ma il fatto essenziale è questo: la classe operaia non vuole scissione per motivi religiosi e non vuole intaccata l’unità morale e politica della nazione. Di queste due esigenze i comunisti non possono non tener conto.
Unico scopo che muove i comunisti è quello dell’unità delle masse lavoratrici in Italia. Per questa unità i comunisti voteranno a favore, e ciò facendo non credono di sacrificare nulla di se stessi, ma di contribuire alla ricostruzione del paese“. (Animati commenti in tutti i banchi e vivi applausi alla estrema sinistra). Era il 25 marzo 1947.

Belle e sante parole. Peccato che in quegli stessi giorni venissero platealmente ridicolizzate dalle ‘gloriose’ azioni dei suoi partigiani che massacrarono barbaramente almeno 130 preti nella sola Emilia. Un parziale elenco delle vittime lo trovate nel capitolo 25 (I Martiri del XX secolo).
E poco dopo fu consegnato ai compagni più fedeli un volantino contenete un decalogo del ‘perfetto’ comunista, ovvero le istruzioni su come dovessero comportarsi per favorire la ‘santa’ causa. Eccolo:

“Compagno propagandista,
Tu sei uno dei più validi strumenti. Perchè l’opera tua sia più efficace eccoti una breve guida per il tuo lavoro. Ricorda sempre che il nostro compito è bolscevizzare l’Europa tutta a qualunque costo, in qualunque modo.
Tuo compito è bolscevizzare il tio ambiente. Bolscevizzare significa, come tu sai, liberare l’umanità dalla schiavitù che secoli di barbarie cristiana hanno creato. Liberare l’umanità dal concetto di religione, di autorità nazionale, di proprietà privata.
Per ora il tuo compito è più limitato. Ecco un decalogo.

  1. Non manifestare ai compagni non maturi lo scopo del nostro lavoro: comprometteresti tutto.
  2. Lottare contro quanto, specie gli ipocriti pret, vanno dicendo di meno vero sui nostri scopi.
  3. Mostrare con scherzi, sarcasmi o con condotta piacevole, contenta, che ti sei più libero senza le pastoie della religione, anzi si vive meglio e si è più liberi.
  4. Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli inesperti, creando un ambiente saturo di quello che i pudichi chiamano immoralità. Questo è tuo supremo dovere: distruggere la moralità.
  5. Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi, specialmente mettendo in cattiva luce i preti, i vescovi, ecc.. Calunniare, falsare: sarà opportuno prendere qualche scandalo antico o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni.
  6. Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana. Distruggerla semonando idee di libertà di matrimonio, eccitare i giovani e le ragazze quanto più si può; creare l’indifferenza nelle famiglie, nello stabilimento, nello Stato; staccare i giovani dalla famiglia.
  7. Portare l’operaio ad amare il disordine, la forza brutale, la vendetta: e non aver paura del sangue.
  8. Battere molto sul concetto che l’operaio è vittima del capitalismo e dei suoi amici: autorità e preti.
  9. Sii all’avanguardia nel fare piccoli servizi ai tuoi compagni, parla molto forte, fatti sentire. Il bene che fanno i cattolici nascondilo e fallo tuo. Sii all’avanguardia di tutti i movimenti.
  10. Lotta, lotta, lotta contro i preti e la morale cattolica. Dà all’operaio l’illusione che solo noi siamo liberi e solo noi possiamo liberare. Non aver paura, quando anche dovessimo rimaner nascosti tre o cinque anni. L’opera nostra continua sempre perchè i cattolici sono ignoranti, paurosi e inattivi.

Vinceremo noi! Sii una cellula comunista! Domina il tuo ambiente!
Questo foglio non darlo in mano ai preti, nè a gente non matura alla nostra idea.”

Ma chi era Togliatti?
Togliatti era un criminale assassino, o meglio era un perfetto marxista. E per questo era ritenuto adatto a dirigere il PCI. Anzi era chiamato ‘il Migliore‘

Ma questo lo vedremo al prossimo capitolo.

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