GIUDIZIO SULLA RESISTENZA

La Resistenza fu un fenomeno negativo?

Come già detto ci furono due anime nella Resistenza: quella predominante, con obiettivi illiberali che dovevano, nelle intenzioni dei suoi seguaci, portare l’Italia nell’area sovietica, ed una liberale e cattolica che aveva come obiettivo riportare in Italia la democrazia.
Furono tenute unite dallo scopo di abbattere il Fascismo e il Nazismo, ma non potevano convivere.

La fazione preponederante, quella di cui parlo qui, si appropriò, un vero  e proprio scippo storico, della Resistenza e ci costruì sopra la propia retorica con un risultato estremamente negativo per l’Italia.
Avendo il controllo sull’Intellighenzia,ottenuto con il terrore seminato in quegli anni, riuscì ad imporre la  propria visione, a nascondere  i propri misfatti e ad inculcare il concetto che Resistenza significava comunismo e che chi era contro il comunismo era automaticamente un ‘fascista‘. Gli unici in grado di dare una patente di anti-fascismo o di fascismo erano loro, e questo per il motivo che loro era la Resistenza.

Ovviamente era una pura e semplice menzogna, ma le fortune del comunismo si sono sempre basate sulle menzogne.

Essendo gli ‘arbitri‘ fu buon gioco ottenere il  controllo quasi totale dell’Intellighenzia. La foltissima schiera di costoro che, pur non essendo comunisti e proclamandosi indipendenti, a tutti gli effetti erano dei fiancheggiatori, fu chiamata da Giovannino Guareschi l’esecito degli ‘utili idioti‘. Il loro status era sempre legato all’atteggiamento verso il comunismo. Critiche di poco conto e non sostanziali erano di norma non solo accettate, ma probabilmente richieste così da avvalorarne la loro ‘indipendenza‘. Critiche più taglienti e profonde, però, significavano la ‘morte civica‘ del malcapitato.

Un esempio squallido, fra i tanti possibili, di tali individui è dato da Giorgio Bocca.

Per chi se ne fosse scordato, ricordo che Giorgio Bocca fu tra gli ottocento  (dico e confermo: ottocento!)’intellettuali‘ che nel 1971 firmarono un manifesto pubblicato dell’Espresso in cui si definiva il commissario Calabresi come ‘un torturatore‘ e come ‘il responsabile della morte di Giuseppe Pinelli‘ e si chiedeva inoltre ‘di ricusare i commissari torturatori, i magistrati persecutori, i giudici indegni‘.
Il 19 maggio 1972 il commissario Calabresi veniva assassinato. una pura coincidenza.
I nomi di alcuni altri firmatari li trovate al fondo ell’articolo.

Ecco cosa scrisse per giustificare il comunismo dopo le rivelazioni sugli orrori di Stalin (orrori peraltro universalmente conosciuti, molto prima che gente come Bocca e compagni fosse costretta a prenderne atto):

“Così credo sia impossibile ignorare, nel giudizio globale sul comunismo, il fatto che senza l’Armata rossa e i milioni di morti sul campo di battaglia (che ne facciamo di questi: li sommiamo o li sottraiamo a quelli dell’orrore?) probabilmente non saremmo qui a scrivere o disputare di revisionismo, ma saremmo nel grande Riecco millenario. Il fatto che il paese del comunismo abbia salvato l’Europa da una secolare notte nazista non cancella gli errori e le colpe del sistema, ma ci sembra che spieghi la necessità dei piani quinquennali per la creazione di un’industria e di un armamento pesanti che non saranno equiparabili alla libertà e alla giustizia, ma che le hanno rese possibili almeno da noi, e che in certo senso hanno reso possibile anche la caduta dei regimi comunisti.

Il “Libro nero” è un documento attendibile, e ne sono convinti quanti a partire dall’Ottobre rosso hanno intuito e poi constatato le involuzioni del partito unico e del sistema autoritario.
Ma che nel corso di una storia tragica, (non all’improvviso, con la scienza di poi) hanno cercato di evitarli o di correggerli, cosa assai difficile nella storia come dimostrano i genocidi delle conquiste spagnole e americane, le stragi indonesiane o indiane, gli eccidi sudamericani o quelli kenyani per mano degli irreprensibili soldati di Sua Maestà britannica.
Il comunismo divorava vittime umane, ma accendeva anche speranze e movimenti di liberazione in ogni parte del mondo.

Ecco perché a chi ha vissuto questi decenni di storia questo revisionismo in blocco, questi pentimenti tardivi, queste cancellazioni della propria storia, della propria vita appaiono fastidiose” (…la via italiana al socialismo di Luca Molinari .http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/togliat.htm)

Come vedete un discorso ben articolato, con qualche ammissione, ma con una bella assoluzione finale. Esattamente quello che voleva il PCI da uno come lui.

“…Il comunismo divorava vittime umane, ma accendeva anche speranze e movimenti di liberazione in ogni parte del mondo. …“

Perfetto, e bravo Bocca. Le vittime divorate scompaiono di fronte alle speranze accese (ma quali? quelli di liberarsi dal comunismo?) e i movimenti di liberazione in tutto il mondo. Movimenti sì avidi di vittime, ma anche carichi di speranze!

Dobbiamo applicare questo concetto anhe a Hitler e a Mussolini?.

E’ infatti indubbio che, almeno Mussolini, abbia acceso nei cuori degli Italiani enormi speranze ed entusiasmi, quali nessun altro è riuscito a produrre. Ed è anche fuori discussione che il fascismo si sia espanso in altre nazioni in forme più o meno simili. Se si considera inolte che non si è macchiato dei delitti commessi da Stalin, la conclusione, secondo Bocca dovrebbe essere una sola: piena assoluzione per il fascismo e per il Duce.

Sempre naturalmente che Bocca sia una persona corretta e tutta di un pezzo.
In realtà, Bocca deve difendere la sua posizione. Difficilmente quindi lo sentirete portare alle giuste conseguenze il suo discorso.
Ma perchè Bocca dovrebbe essere un ‘utile idiota‘, per usare l’espressione di Guareschi, al servizio del carro comunista?
Molto semplice.
Ecco alcuni suoi ‘pezzi‘ storici da far dimenticare:

”…sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, come ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di portarla in stato di schiavitù” (1942, giornale della Federazione Fascista di Cuneo)

“Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?” (4 agosto 1942 in La Provincia Granda).

ed un’altra chicca:

Bocca che aveva sottoscritto il ‘Manifesto per la Difesa della Razza Italiana’ che nell’agosto 1942 scrisse un notabile articolo in cui imputa il disastro della Guerra alla congiura ebraica, il 5 gennaio 1943 denuncia alla polizia fascista l’industriale Paolo Berardi che, in un treno, ha l’infelice idea di dire ad alcuni reduci dal fronte russo e dalla Francia “che la guerra è ormai perduta”.

Dopo di chè, visto l’andamento della guerra, ha la buona idea di saltare il fosso e di diventare partigiano.
Nonostante il salto della quaglia, le ‘colpe‘ passate non erano da poco e potevano in qualsiasi momento essergli rinfacciate da chi si era autonominato ‘arbitro‘ della rinata democrazia. Con conseguenze non da poco.

Ma torniamo al tema.

Come detto all’inizio vi furono due ‘anime‘, quella comunista e l’altra, l’unica che in effetti potrebbe parlare di Resistenza e di ‘Lotta per la Libertà‘. Questa parte, divisa in vari rivoli, fu spesso combattuta dai partigiani comunisti che, ogniqualvolta le occasioni erano favorevoli, non si tirarono certo indietro nemmeno di fronte all’omicidio.
Dava infatti enormemente fastidio che ci fossero partigiani che combattevano per un ideale di libertà. E non era assolutamente possibile permettere che raggiungessero un peso tale da mettere in dubbio la leadership comunista.

Tra questi ultimi, i partigiani ‘bianchi‘, ci furono eroi e martiri. Ma soprattutto la maggior parte di loro era mossa dal desiderio di dare un futuro migliore all’Italia fatto di libertà e democrazia. E quasi tutti, se non tutti, in anni terribili come quelli della guerra, mantennero sempre un fondo di umanità.

A costoro, e solo a costoro, va tutto il mio rispetto. Come molti dell’altra parte hanno combattuto, e spesso sono morti, per un ideale.

Difficilmente troverete il nome di qualcuno di loro in un libro di testo scolastico. Si è cercato in tutti i modi di farne sparire la memoria in modo da permettere agli altri, i ‘rossi‘, di mantenere il monopolio sulla retorica della Resistenza. Con tutto quello che ne è conseguito.

Ma almeno di uno di loro voglio parlarne. Anzi, della sua morte, avvenuta quando aveva solo 21 anni.

Come promesso ecco i nomi di alcuni dei firmatari del manifesto che certamente contribuì, e non poco, all’assassinio del commissario Calabresi:

  1. Enzo Enriques Agnoletti
  2. Giorgio Amendola
  3. Franco Antonicelli
  4. Giulio Carlo Argan
  5. Gae Aulenti
  6. Andrea Barbato
  7. Franco Basaglia
  8. Marco Bellocchio
  9. Giorgio Benvenuto
  10. Bernardo Bertolucci
  11. Alberto Bevilacqua
  12. Norberto Bobbio
  13. Giorgio Bocca
  14. Giampiero Borella
  15. Mauro Calamandrei
  16. Pierre Carniti
  17. Andrea Cascella
  18. Liliana Cavani
  19. Camilla Cederna
  20. Lucio Colletti
  21. Furio Colombo
  22. Luigi Comencini
  23. Gillo Dorfles
  24. Umberto Eco
  25. Giulio Einaudi
  26. Federico Fellini
  27. Inge Feltrinelli
  28. Franco Fortini
  29. Giovanni Giudici
  30. Vittorio Gorresio
  31. Ugo Gregoretti
  32. Renato Guttuso
  33. Margherita Hack
  34. Vito Laterza
  35. Carlo Levi
  36. Primo Levi
  37. Nanni Loy
  38. Dacia Maraini
  39. Carlo Mazzarella
  40. Paolo Mieli
  41. Giuliano Montaldo
  42. Morando Morandini
  43. Alberto Moravia
  44. Toni Negri>
  45. Grazia Neri
  46. Luigi Nono
  47. Gian Carlo Pajetta
  48. Pier Paolo Pasolini
  49. Paola Pitagora
  50. Fernanda Pivano
  51. Giò Pomodoro
  52. Gillo Pontecorvo
  53. Paolo Portoghesi
  54. Domenico Porzio
  55. Folco Quilici
  56. Giovanni Raboni
  57. Carlo Ripa di Meana
  58. Vittorio Ripa di Meana
  59. Angelo Ripellino
  60. Carlo Rognoni
  61. Lalla Romano
  62. Carlo Rossella
  63. Salvatore Samperi
  64. Natalino Sapegno
  65. Sergio Saviane
  66. Eugenio Scalfari
  67. Enzo Siciliano
  68. Mario Soldati
  69. Paolo Spriano
  70. Vittorio Taviani
  71. Carlo Taviani
  72. Paolo Taviani
  73. Massimo Teodori
  74. Umberto Terracini
  75. Tiziano Terzani
  76. Duccio Tessari
  77. Ernesto Treccani
  78. Giuseppe Turani
  79. Emilio Vedova
  80. Lucio Villari
  81. Livio Zanetti
  82. Cesare Zavattini
  83. Bruno Zevi
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