Andretti e Missoni

Mario Andretti, il corridore sutomobilista

Quella mattina a Montona passava la commissione alleata che doveva stabilire (ma doveva solo ratificare secondo gli accordi decisioni già prese) che a Montona non vivevano più italiani. La maestra, altra testa calda, aveva distribuito dei gessetti colorati ai bambini delle elementari e fatto disegnare sul palmo della mano la bandiera tricolore

A pugni chiusi, per non farsi scoprire da qualche slavo (pena l’infoibamento), i bambini uscirono dalle classi in strada e al passaggio dei commissari aprirono le mani in segno di saluto. Fu così che una selva di bandierine tricolori sventolò in strada costringendo la commissione alleata ad una dolorosa bugia. Fra quei bambini ce n’era uno particolare, Mario Andretti

Ottavio Missoni, lo stilista

Ricorda il suo ultimo   giorno a Zara?.
Certo, era il Natale del 1941. Poi partii per l’Africa….. Non ci sono mai più tornato, sono diventato esule quasi senza accorgermene. Seppi di quel che era accaduto quando raggiunsi la mia famiglia a Trieste, dai racconti dei miei amici. Quelli ancora vivi.

Cosa accadde a Zara quando arrivarono gli uomini di Tito?
Iniziò la caccia agli italiani, li prendevano, gli legavano una pietra al collo e li affogavano, altri erano già morti sotto i bombardamenti, altri scappavano. Questa è stata la nostra “liberazione”, ventimila persone in fuga, mentre in Istria tanta gente innocente veniva infoibata. Da cosa siamo stati liberati?

I suoi genitori cosa le hanno raccontato?
Mia mamma, per tanto tempo, non mi ha detto nulla. Però ogni volta che passava un aereo sulla nostra casa lei tremava. Era sopravvissuta a 64 raids, capisce?

Cosa si porta dietro oggi della sua Dalmazia, della sua Dubrovnik?
Vuol dire Ragusa. Così è stata chiamata per otto secoli, quando era una repubblica sovrana e indipendente. Perché dobbiamo chiamarla Dubrovnik? Questa cosa mi fa veramente arrabbiare. Ma perché se andate a Londra la chiamate London? Quella era una città italiana e il nome gli l’hanno dato i veneziani: Ragusa.

Non mi ha risposto: cosa c’è della sua terra d’origine nella sua vita, nel suo lavoro, nelle sue creazioni di moda?
I colori, quelli che mi hanno accompagnato per tutta la mia giovinezza. Se fossi nato in Finlandia, mi creda, non sarei diventato creatore di moda.

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