LA SOCIALIZZAZIONE DEL FASCISMO

La ‘socializzazione fascista’, che non trovò mai attuazione anche per via delle vicende della seconda guerra mondiale, che furono avverse ai suoi teorizzatori, venne elaborata e prevista nel manifesto di Verona del 14 novembre 1943, documento che conteneva il programma politico del Partito Fascista Repubblicano, allora alla guida della neo costituita Repubblica Sociale Italiana. Fino allora ogni realistico tentativo di apporre più ardite modifiche al sistema economico italiano era naufragato di fronte all’ ostracismo dei poteri economici. Per questo motivo, la socializzazione viene considerata la dottrina economica tipica dell’ultimo fascismo mentre quella del primo fascismo era prettamente basata sulla dottrina corporativista contenuta nella Carta del Lavoro.

La base della socializzazione è la totale assenza di lavoro dipendente, ovvero ogni entità produttiva apparterrebbe in egual misura a tutti i suoi lavoratori, senza più padroni nè dipendenti. Ciò a differenza del capitalismo, dove un entità produttiva è di proprietà di una persona o di una società di persone anche estranee alla produzione, mentre la produzione è affidata a lavoratori dipendenti. E a differenza del comunismo, dove la proprietà è sostituita “dallo stato” (nella fase della “dittatura del proletariato”) e viene gestita tramite burocrati di nomina politica. Similmente al capitalismo, la teoria socializzatrice prevede il diritto alla proprietà privata, la libertà d’ iniziativa economica, il rispetto della legge della “domanda-offerta” e della libera concorrenza.

Al progetto di ‘socializzazione’ contribuì moltissimo Bombacci che, pur essendo comunista dichiarato, era ministro di Mussolini nella RSI. Di lui parlerò più avanti.

La socializzazione, a differenza della collettivizzazione comunista, non prevede l’attuazione dei propri contenuti dottrinali mediante una rivoluzione espropriativa, ma mediante una proibizione legislativa del lavoro salariato. La gerarchia e la divisione dei guadagni delle grandi aziende sarebbe stata decisa elettoralmente da tutti i partecipanti all’azienda, nello stile del corporativismo e in un ottica di meritocrazia.
L’attuazione integrale della socializzazione era prevista, ironia della sorte, per il 25 aprile 1945.

Il primo atto politico del CLNAI dopo la sconfitta del fascismo nel nord Italia fu l’abrogazione del decreto legge sulla socializzazione (25 aprile 1945).

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