ALTRE OPERE DEL FASCISMO

Nei capitoli precedenti si è parlato delle ‘grandi opere‘ realizzate dal Fascismo.

Non si è parlato invece di quanto fu fatto nelle singole città.
Non intendo ovviamente farne un elenco qui, visto che richiederebbe decine e decine di pagine.
Per darne però un assaggio mi limiterò ad accennare ad alcune delle opere effettuate a Venezia, centro storico, e nella sua provincia. L’elenco è solo esplicativo e ben lungi dall’essere esauriente (Scelgo Venezia perchè è una città particolarmente ‘difficile‘ dal punto edi vista edilizio).

Fra le oper eprincipali, cito:

Mostra del Cinema di Venezia. Fu inaugurata nel 1932 e  fu la prima manifestazione internazionale di questo tipo, ricevendo un forte appoggio dalle autorità.

Ponte dell’Accademia.E’ Il ponte in legno che tutt’ora si ammira. Fu inaugurato il 15 gennaio 1933. Fu progettato dall’ing. Miozzi nel 1931 e sostituisce il vecchio ponte in ferro che era arrugginito e pericolante.

Ponte del Littorio, ora ponte della Libertà. Progettato dall’ing. Miozzi nel 1931, fu inaugurato da Mussolini il 25 aprile del 1933. Unisce la terraferma a Venzia e affianca il vecchio ponte ferroviario.

Piazzale Roma, anchesso inaugurato il 25 aprile 1933. E’ il terminal veneziano per chi arriva ‘su gomma’. Era (ed è) dotato di Garage.

Ponte degli Scalzi. Permette di andare da piazzale Roma alla Stazione. Sostituì il vecchio ponte in ferro che era diventato pericoloso. Fu inaugurato il 28 ottobre 1934.

Stazione Ferroviaria. Opera  dell’architetto Angiolo Manzoni.

Rio Nuovo. E’ il rio che congiunge Piazzale Roma al Canal Grande, all’altezza di Caì Foscari, con tutti i ponti che lo attraversano.

Caserma dei Vigili del Fuoco, sul Rio Nuovo.

Casinò del Lido. Usato ancora oggi come ‘residenza estiva‘ del Casinò di Venezia.

Chioggia

Nel 1935 venne inaugurata la diga S. Felice del porto di Chioggia, opera colossale a cui da parecchi anni si stava lavorando, che costituì, oltre alla maggior sicurezza per le imbarcazioni, anche l’espansione della spiaggia che da allora crescerà progressivamente.

Edilizia ‘popolare’ a Venezia e in provincia

Alla fine della guerra sorsero al Lido i 221 alloggi di Città Giardino, con una tipologia di progettazione urbanistica che teneva conto delle tendenze allora in auge, mentre con criteri più tradizionali si costruì a Sant’Agnese, nel Campo di Marte alla Giudecca, alla Madonna dell’Orto.

Ancora a Venezia, dal 1926 al 1940, l’Istituto – in quel tempo denominato Istituto fascista autonomo case popolari – costruì case a Santa Marta (il “Quartiere Benito Mussolini”, con 393 alloggi su di un’area di 22.000 metri quadrati), a Sacca San Girolamo (244 alloggi), alla Celestia (161 alloggi) e a Sant’Elena (il “Quartiere Vittorio Emanuele III”, con 283 alloggi).

Proprio nel 1926 l’Istituto inizia a operare in terraferma, assumendo un ruolo primario nel quadro degli insediamenti residenziali connessi con il sorgere della nuova zona industriale e del porto Marghera e con l’espansione dell’entroterra mestrino. In undici anni vengono realizzati circa seicento alloggi a Marghera, metà dei quali nel “Quartiere Volpi”, e altrettanti a Mestre, dove si costruisce dal 1923 nella zona del Piraghetto, tra la stazione ferroviaria e il centro, e dal 1927 ad Altobello, a ridosso delle “Barche” ancora punto di scambio merci tra centro storico e terraferma.

L’attività si espande inoltre fuori città, con circa duecento alloggi a Ca’ Sabbioni e Ca’ Brentelle nel 1938, e nella provincia, con interventi in nove comuni. Anni di intenso lavoro, che portano l’allora “Istituto fascista per le case popolari” di Venezia fino a Bolzano, dove gli vengono affidati gli interventi costruttivi di edilizia pubblica.

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